Ogni educatore, ogni genitore, ogni adulto può trovare in questo libro stimoli per aiutarsi a capire i ragazzi, quegli adolescenti che troppo spesso, allargando le braccia e alzando gli occhi al cielo, pensiamo in un’età di transito obbligata, in “un’età di mezzo”, un’età che in qualche modo “ha da passa’” e passerà!
Scrive invece l’autore: «L’adolescenza è un tempo che non va svilito, non è solo una tappa ingombrante nell’attesa di diventare improvvisamente adulti» [pag.104]. In questo senso l’adolescenza può diventare tempo favorevole per non consegnarsi all’angoscia e all’inutilità della vita, ma per costruirsi come uomini e donne in gamba.
Don Claudio tocca i punti più delicati di un cammino di crescita che gli adulti dovrebbero conoscere. Li aiuta dall’alto della sua esperienza di cappellano del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano e fondatore nel 2000 dell’associazione KAIROS, che gestisce diverse comunità di accoglienza per minori. Per questo motivo ne consigliamo la lettura.

Come stimolo anticipiamo alcuni punti di quello che don Claudio chiama un itinerario pedagogico, sviscerato da lui molto bene con riferimenti al Vangelo e testimonianze spesso commoventi, certo coinvolgenti, di ragazzi e di genitori.
«Perché un ragazzo ti consegni la sua storia, la sua vita, devi andare a vedere dov’è; devi spingerti nei suoi abissali dolori, devi andare a raccoglierlo laddove la fiducia è stata sepolta con lui» [pag. 40].
«La fragilità, la consapevolezza di essere fragile, ricrea l’uomo, lo rinnova, lo restituisce alla Verità: la debolezza non conduce al male, ma anzi è una risorsa» [pag. 47].
Nabil, 17 anni: «La droga ha ucciso anche me, qui in carcere avrò il tempo per lasciarmi aiutare e guarire…». «Se si trova il coraggio di piangere e disperarsi, di lanciare invocazioni di aiuto, di riconoscere le proprie paure, solo allora si può diventare uomini» [pag. 57].
«Il consumo di droga è in continuo aumento, i prezzi sono calati vertiginosamente. La trovi ovunque. È la ricerca del piacere fine a se stesso, è il godimento di un attimo di felicità apparente, perché si ha paura di guardare al futuro» [pag. 49].
«Ci si scandalizza giustamente per un ragazzo drogato, ma quanti adulti sono davvero uomini capaci di suggerire modelli di vita coerenti?» [pag. 59].
«Penso agli oratori…una volta erano centri popolari dove, in nome del Vangelo, s’incontravano i figli delle famiglie più deboli e quelli delle famiglie più benestanti. Oggi a chi si rivolgono? Mi viene in mente un monsignore che mi disse: “Tu non puoi stare in oratorio, tu stai bene con quelli là» [pag. 61].
«Gli adolescenti parlano molto più di quello che dicono a parole» [pag. 94].
«C’è un linguaggio non verbale fatto di segni, di comportamenti, anche di silenzi, che, se l’adulto è latitante, è disattento, non è in grado di decifrare» [pag. 94].
«La forma più alta di conoscenza è la riconoscenza…riconoscere è aprirsi alla gratitudine, è non cedere alla tentazione della lamentela continua» [pag. 75].
«I nostri adolescenti oggi (questi qua e quelli là) chiedono soprattutto di essere accompagnati da persone che credono nella vita e sanno alimentare la speranza. Troppi adulti, oggi, uccidono la speranza» [pag. 95].
«I giovani hanno bisogno di essere incoraggiati, responsabilizzati, creduti. Necessitano di incontrare uomini e donne che, con fiducia, aprano prospettive positive di vita e non pretendano solo risultati» [pag. 95].
«L’unica cultura possibile non può essere unicamente quella del profitto, del successo e dell’efficienza» [pag. 95].
«Il Vangelo diventa interessante quando è incarnato da persone di fiducia. Solo la presenza di adulti capaci di diffondere la gioia del Vangelo come per contagio, i giovani possono scoprire ancora oggi una dimensione spirituale, altrimenti non rintracciabile nella totale indifferenza che segna il nostro tempo» [pag. 113].
«Alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui» (Gv 11,45) è l’ultimo punto di questo itinerario pedagogico. «Gli adolescenti hanno più che mai bisogno di “vedere” testimoni, più che incontrare maestri: persone che, con entusiasmo e con generosità, abbiano a consegnare l’arte del vivere a una generazione che non è spenta e che ancora si lascia bruciare dalle domande scottanti e decisive dell’esistenza» [pag. 128].
Abbiamo già presentato un libro di don Claudio nel mese di novembre 2024: Non vi guardo perché rischio di fidarmi.
Febbraio 2026