Noi cristiani conosciamo molto bene le parole del Vangelo che danno il titolo a questo interessante libro di Marco Prastaro, classe 1962, ordinato sacerdote nel 1988 e dal 2018 Vescovo di Asti. Proprio dopo il terzo annuncio che Gesù compie della sua prossima dolorosa passione, morte e quindi resurrezione, si rivolge a lui la moglie di Zebedeo e madre di Giovanni e Giacomo per chiedere che nel regno siano riconosciuti ai suoi figli due posti d’onore (Mt.20,20). Già dopo i primi due annunci che Gesù aveva fatto, si erano scatenate delle discussioni, prima con Pietro e poi tra i discepoli. La logica di Gesù tarda a farsi strada perché non è la logica di potere a cui sono abituati gli uomini.

Non crediamo che per noi, cristiani di oggi, sia molto diverso, ecco perché il libro di Marco Prastaro è molto illuminante e utile. Parte dal concetto di onnipotenza che attribuiamo a Dio, un’onnipotenza che in Dio è vincolata solo dall’Amore per le sue creature. Dio Onnipotente è prima di tutto Padre, capace di «rimanere invisibile e nascosto per non divenire irresistibile e rispettare quindi la nostra scelta libera» [Pag 21].
Molte sono le persone che chiederanno a Gesù di mostrare la sua forza e la sua potenza attraverso azioni eclatanti, persino quando sarà sulla Croce. Ma Gesù risponde sempre definendosi servo, venuto per salvare e servire e chiede ai suoi seguaci di fare altrettanto. «E’ l’onni-impotenza del Calvario che dimostra l’onnipotenza di Dio» [pag.29].
Anche il fine della Chiesa non è quello dell’autoaffermazione, ma dell’annuncio e della missione. Proprio in questi giorni il predicatore della Casa Pontificia, padre Roberto Pasolini ha detto davanti al Papa: «Il Vangelo non si annuncia per vincere ma per incontrare…- e ancora - annunciare Cristo da una posizione di superiorità o di controllo, rischia di tradire lo stesso Vangelo».
Prastaro ci offre un’intelligente carrellata di quali sono i mali e le tentazioni del potere: denaro, ricchezza, carrierismo e arrivismo. «Ai nostri giorni esiste persino una teologia della prosperità che ha trovato terreno fertile nel movimento neo-pentecostale e carismatico e nella nuova amministrazione Trump. Il nucleo centrale di tale teologia è la convinzione che Dio voglia che i suoi fedeli abbiano una vita prospera e cioè che siano ricchi dal punto di vista economico, sani da quello fisico e individualmente felici ….questo approccio rischia di esacerbare le disuguaglianze sociali e di creare una mancanza di empatia verso i poveri, considerati come persone con fede insufficiente, riducendo la salvezza ad un semplice benessere materiale e trasformando la religione in un fenomeno utilitaristico e pragmatico» [pag.108].
Secondo l’autore esistono degli antidoti da mettere in atto per resistere alle tentazioni del potere. Li elenca e li sviscera molto bene: vigilare sul cuore, sinodalità, mitezza, umiltà….
Ovviamente i pastori devono esercitare la loro responsabilità e autorità che non va però confusa con l’autoritarismo. A questo proposito, l’autore termina il libro con le parole di Papa Francesco: «Il pastore deve avere la potenza e l’autorità che aveva Gesù, quella dell’umiltà quella della mitezza, della vicinanza, della capacità di compassione, della tenerezza» [pag.171].

Aprile 2026